Francesco Petrarca lo vide in una delle sue peregrinazioni sui Colli e se ne innamorò perdutamente: qui decise di trascorrere gli ultimi anni della sua vita, lavorando alla sua vigna e dedicandosi alla scrittura ispirata dall’atmosfera suggestiva e dallo spettacolare paesaggio che ancora oggi attornia uno dei borghi più belli d’Italia.

 

“Fuggo la città come ergastolo e scelgo di abitare in un solitario piccolo villaggio, in una graziosa casetta, circondata da un uliveto e da una vigna, dove trascorro i giorni pienamente tranquillo, lontano dai tumulti, dai rumori, dalle faccende, leggendo continuamente e scrivendo”.

 

 

La Casa del Petrarca: il luogo più amato dei Colli Euganei

La Mecca di poeti e letterati, che nei secoli saliranno la ripida salita per visitare l’ultima dimora del poeta.

Il trasporto di Vittorio Alfieri, che scoppierà in lacrime nella “cameretta che ospitò quel genio” gli farà consegnare alle pareti il celebre “Sonetto a Petrarca”, quelle stesse pareti dove lasciavano le loro firme coloro che intraprendevano un lungo viaggio per giungere sin qui, come Ugo Foscolo o George Byron.

Il mistero del corpo di Petrarca

“Questa pietra ricopre le fredde ossa di Francesco Petrarca…”

Lo stesso Petrarca dettò al genero Francescuolo la scritta che appare sull’arca in marmo rosso che contiene i resti del poeta, sepolto secondo le sue ultime volontà, nel sagrato della Chiesa di S. Maria Assunta.

Ma sono davvero i resti del Petrarca? Nel 2004 la sua tomba è stata scoperchiata e i resti analizzati: ne risulta che il corpo sarebbe effettivamente quello del poeta. Ma il cranio, una volta ricostruito, si è rivelato essere quello di una donna! Dov’è finito allora quello del Petrarca?

La gatta imbalsamata era del Petrarca?

Affrescata nella Sala dei Giganti, accanto al poeta, ritratto nel suo studiolo, appare una gatta, prezioso animale di compagnia del poeta. Che si tratti della stessa gatta imbalsamata conservata in una nicchia della casa di Arquà? Questa leggenda tramandata per secoli si è rivelata essere invece un’invenzione del Seicento.

 

Broli e giardini

Fu Francesco Il Vecchio, Signore di Padova, a donare a Petrarca la casa che il poeta farà poi sistemare per sé e la figlia. Il poeta amava le piante e nel suo giardino fece piantare l’alloro, la vite, il melo e le piante aromatiche come il rosmarino, l’issopo, il marrobbio.

 

Il brodo di giuggiole esiste veramente

“Andare in brodo di giuggiole”: sciogliersi dalla contentezza, come quando si assapora questo dolcissimo liquore, composto di uva Zibibbo, mele cotogne ma soprattutto giuggiole, frutti che giunsero dalla Siria, ma che sono ormai tipici dei Colli Euganei e di Arquà in particolare.

 

Arquà: un piccolo dedalo di vicoli e stradine

E’ un piccolo borgo medievale, dove le stradine si inerpicano sul colle, serpeggiando tra le case in pietra, palazzi e ville, che hanno giardini con alberi di ulivi e giuggioli, una sorta di emblema per Arquà.

Percorsa via Fontana si giunge sul sagrato dell’antica Chiesa parrocchiale, dove si incontra la tomba in marmo rosso del Petrarca. Poco più in là nel ‘400 sorge Villa Rova, dimora di nobili veneziani, tra i molti richiamati ad Arquà dalla fama del poeta. Passata la Fontana del Petrarca, alla quale il poeta veniva ad abbeverarsi, si arriva in Piazza Petrarca, con l’imponente Villa Contarini, l’Osteria del Guerriero e Casa Strozzi, dove un tempo vi era il Frantoio per le olive.

E si sale fiancheggiando l’Ospedale della Madonna, che un tempo ospitava i pellegrini, Villa Alessi, residenza di vacanza dei vescovi per arrivare ad Arquà alta, nella piazzetta di San Marco. Sulla sinistra la bella Loggia dei Vicari, duecentesco edificio dove si riunivano a discutere i vicari che governavano la città. A fianco lo splendido Oratorio della Trinità. Tutto il percorso è carico di un’atmosfera d’incanto e culmina con la visita al luogo che in sé racchiude al massimo il forte potere evocativo di questo borgo: la casa di Francesco Petrarca.

 

A cura di Cristina Pistorello

Guida Turistica, Web Content Editor.